No tav
aggiornamento importante 5 luglio 2007
No Tav. Pronti al voto.
“ Sarà un no”Domani riunione dei sindaci della valle sul referendum proposto da Lettadi Maurizio PagliassottiTorino nostro servizio
Nel giugno 2005 una trionfante doppia pagina de la Repubblica annunciava gli esiti di un sondaggio svolto tra un campione della popolazione valsusina riguardo la vicenda Tav: secondo quel risultato il 51% della popolazione della valle era favorevole all'opera. Per i vari "tavcon" quel numero era il via libera da parte della popolazione. Poi è successo quello che è successo è di referendum non si è mai più parlato. Anche perché gli ultimi sondaggi informali condotti circa un anno fa davano i contrari intorno al 75% lungo l'intera valle, con punte prossime al 90% nelle zone comprese tra Avigliana e Susa. Memorabile la reazione stizzita della presidente Mercedes Bresso che sostenne l'inutilità di queste consultazioni dato che il territorio da coinvolgere doveva essere allargato, comprendendo anche la pianura di Rivoli.
Come l'araba fenice l'idea del referendum è risorta ieri, affascinante per l'idea di partecipazione democratica che reca. Non chiedono forse i valsusini di poter far sentire la propria voce? Il sottosegretario Enrico Letta ha deciso di accontentarli.Non si tratterebbe però di chiedere ai cittadini della val Susa se fare o meno l'opera. L'idea è quella di consultare la popolazione a pezzi, escludendo tutti coloro che non sarebbero direttamente interessati al percorso fisico. Ad esempio gli abitanti di Venaus, e solo loro, esprimerebbero un parere sul loro pezzo di Tav che passerebbe sotto le loro finestre. Il tutto all'interno di una cornice che comprende comunque il mega tunnel di base.
La prima risposta degli amministratori arriverà venerdì quando si svolgerà un acceso incontro, non dedicato esclusivamente alla questione referendum. Agli entusiasmi del sindaco di Venaus Nilo Durbiano si contrappone la totale sfiducia di Beppe Johannas, sindaco di Bussoleno: «Un vero fulmine a ciel sereno, basato sul nulla dato che al momento attuale non esiste nessun progetto ma solo linee fantasiose tracciate su cartine. Uno strumento pericoloso perché vuole dividere e isolare la popolazione in tanti piccoli blocchi separati. E si sa che è diviso è più facile da colpire».Rincara la dose Nicoletta Dosio: «Il referendum non serve a nulla perché la valle ha già votato nell'autunno 2005: resistendo fisicamente. Il vero problema è che questa boutade del referendum tenta di nascondere il dovere attuale dei sindaci: deliberare contro il Tav e i relativi fondi comunitari in arrivo, perché si tratta di una truffa ai danni dell'Unione Europea. E nessun sindaco di questa valle deve accettarla. San Didero lo ha già fatto, Bussoleno lo farà giovedì».
Della proposta Letta non si capisce inoltre se verranno consultati anche i cittadini non direttamente coinvolti nel passaggio della linea ma che dovrebbero godersi per un paio di decenni pesanti ripercussioni nella qualità della vita dati da: costruzione cave per lo smaltimento detriti, passaggio di decine di camion da cava, rivoluzione della viabilità, infrastrutture di sostegno varie. Sussurri di corridoio sostengono che il voto favorevole si potrebbe comprare più facilmente a suon di compensazioni comune per comune.«Notav significa Notav. Ovunque faranno un cantiere andremo a smontarlo. Il referendum e tutte le altre chiacchiere di questi giorni sono solo giochini. Non passeranno mai, punto e basta»: queste le parole di Alberto Perino all'idea di consultazione popolare.
La situazione pare quindi ben lontana dalla normalità anche perché sono di questi giorni un paio di intimidazioni che hanno preso di mira Antonio Ferrentino e Sandro Plano, sindaco di Susa. Al primo sono state tagliate le gomme dell'auto mentre al secondo è stata recapitata una busta con due proiettili. Arriva, ma sarebbe più corretto dire, ritorna la strategia della tensione in val Susa?Tutti tendono a minimizzare ricordando inoltre che in passato non solo i vip sono stati oggetto di intimidazioni ma anche cittadini comuni che esponevano adesivi no Tav sull'automobile.«Il desiderio di chi vuole fare quest'opera è sempre lo stesso: dividere. I cattivi servono a spaventare e spaccare la gente comune, lo zoccolo duro del movimento Notav» commenta di nuovo Beppe Johannas.
La base intanto tenta di rendersi più autonoma dai sindaci. L'idea è quella di fare ricorso contro l'assegnazione dei fondi europei qualora l'Italia riuscisse ad ottenere il tanto sospirato miliardo di euro. Operazione che innervosisce molto la cittadinanza che a fronte di un progetto alta velocità che perde i pezzi giorno dopo giorno giudica inaccettabile un inciucio tra sindaci e partito trasversale degli affari per raccattare almeno qualcosa.
(Liberazione, 5 Luglio 2007)


